Chiedo scusa se tratto questo argomento così doloroso.
La morte è inevitabile e fa paura. Ognuno di noi si è trovato o si troverà a vivere l'esperienza della morte di una persona cara. Se fossi la Gelmini introdurrei a scuola un corso che ci aiuti ad affrontare questa tremenda ed inevitabile esperienza!
Avendo una rispettabile esperienza in materia (sono di età giovane, ho vissuto il lutto di quattro i nonni, di mio padre e da poco tempo mi trovo a vivere il lutto definito "anticipatorio" di mia madre), oggi razionalmente proverò a dare qualche piccolo e modesto consiglio per stare vicino ad una persona che sta vivendo un lutto.
Premessa: siamo tutti diversi, quello che dico potrebbe non valere per tutti, anzi!
1- La regola fondamentale è l'ascolto. Ascoltare significa lasciare all'altra persona il tempo per parlare. Evitate di interrompere il discorso. Il silenzio non è negativo e non deve essere necessariamente riempito di parole. Esempio: Laura si sta aprendo con Sabrina e le sta raccontando la propria sofferenza. Se pure Sabrina soffre per qualcosa, è meglio non rivelarla in questo momento. E' il momento dell'ascolto, in un'altra occasione i ruoli si troveranno invertiti.
2- Non paragonare MAI il proprio dolore (e la propria esperienza) con quello di un'altra persona. Ognuno vive il dolore alla propria maniera. Ognuno ha diritto di sentire la sofferenza. La sofferenza non deve essere mai minimizzata.
Esempi capitati a me: Era da poco morto mio padre, avevo nove anni e mi trovano da mia zia. Una signora sulla cinquantina mi disse: "Dai sei grande, hai nove anni. Quando è morto mio padre io avevo solo cinque anni".
Dieci giorni fa, invece, una mia collega cinquantenne di lavoro che conosce me e la mia famiglia da più di vent'anni mi ha detto: "Sei fortunata, almeno tuo padre è morto. Io mi trovo ora a badare a mio padre paralizzato e colpito da demenza senile" (io ho annuito ma dentro di me ho pensato a quanta muffa fosse contenuta nel suo cervello).
3- Evitare il rituale delle condoglianze. Nei primi giorni dalla morte di una persona, vicini e compaesani si recano a casa del defunto per fare le condoglianze alla famiglia. Questo rituale non l'ho mai capito. Se appena so come ti chiami ed è da mesi o addirittura anni che non ti vedo, è inutile che ti fai sentire proprio ora per poi magari scomparire nuovamente. Lo ritengo un atteggiamento ipocrita. E' preferibile aspettare un po' di tempo.
4- Studi hanno rivelato che l'elaborazione del lutto consta di varie fasi e che il superamento dello stesso avviene tra i sei mesi e l'anno successivo (ne parlerò, probabilmente, in un prossimo post; è uno studio assai generalista, l'elaborazione e il tempo per compierla rimangono comunque soggettivi). Questo significa che la nostra Laura avrà bisogno di esprimere la propria sofferenza più volte nel corso del tempo.
Non ho parole pratiche da suggerire a chi si trova a "consolare" una persona che sta soffrendo. Nemmeno io so cosa avrei voluto sentirmi dire.
Bisogna cercare di instaurare una relazione empatica con l'altro, cercare cioè di immedesimarsi con i suoi stati d'animo e sentimenti, comprendere il punto di vista dell'altro senza assumerlo come proprio e astenersi da valutazioni, da approvazioni o disapprovazioni e da correzioni. E' difficile!
In conclusione ascoltatelo/a e vogliategli/le bene!
P.S.: Onde evitare incomprensioni, io non sto cercando l'ascolto di nessuno di voi.
Quando sarò triste, so con chi parlare! Se vi venisse voglia di dirmi "mi dispiace", evitate; non ci conosciamo. Volevo solo, se ci riesco, esservi d'aiuto!
Sono apprezzati commenti, disapprovazioni e aggiunte!