volevo solo dire...
grazie. in tre settimane di chat -per quanto generalmente si parli di "rapporti virtuali", sminuendo la verità di fondo che c'è dietro- ho conosciuto più drammi umani e coinvolgimenti emotivi che non in una folla "reale" in uno spazio "reale", ma distante. Lo schermo si presta alla menzogna, alla maschera, molto spesso; ma altrettanto spesso consente di sviluppare e rendere evidente quella parte di noi che altrimenti terremmo nascosta: la nostra parte più vera. In questo contrasto fra l'assoluta e limpida sincerità e un'identità fittizia dietro la quale molti si nascondono del tutto, restano -a tratti- dei passaggi imprevisti; e proprio perchè imprevedibili: commoventi. Nel bene e nel male. Volevo solo dire grazie per questo; per quello che di buono ho trovato, ed è tanto; per le bassezze e le ipocrisie di cui siete stati capaci. Ho conosciuto la diffidenza portata all'estremo, la sentenza categorica di chi presume di conoscere la verità, il pregiudizio di un perbenismo vuoto, la schizofrenia del sentimento. Ho conosciuto anche, e in maniera evidente, la falsità della prima impressione; il bisogno di sopravvivere; il dramma amplificato e represso. Ho guardato la semplicità complessa dell'adolescenza coi suoi stessi occhi, e mi sono sorpreso.
Volevo ringraziarvi per questo... ma soprattutto grazie, sinceramente, per la più completa, totale, incomprensibile follia umana che qualcuno, qui dentro, forse senza saperlo, ha regalato a tutti noi.
Il male che facciamo, prima o poi, ci ritorna. Volevo anche dire questo. Per evitarlo sul nascere, sopprimendo le nostre "buone" ragioni incomprensibili al mondo, si dovrebbero trovare (in mezzo a tante parole scritte o pronunciate d'istinto) la forza e la dignità di rimanere in disparte quando viene il momento, cominciando un po' ad ascoltare, con coraggio, il proprio
silenzio.